17 Commenti
mar 3Messo Mi piace da Lorenzo Bandini

Dall’osservatorio di Runlovers riporto qualcosa di personale e qualcosa di più generale.

1. Ricevendo tantissimo materiale per provarlo, il mio unico contributo è quello di non comprarne. Beh, non solo: regalo quello che non uso (parliamo di decine di scarpe e capi di abbigliamento usati poche volte) e lavo ogni volta solo il primo strato. Pantalonicini, calze e antivento li uso più volte

2. Questa è la nota più dolente: su Runlovers cerchiamo da ormai 3 anni di sensibilizzare con articoli singoli ma anche con cicli interi (io ne ho curati diversi) sulla vita più rispettosa dell’ambiente, sull’alimentazione, sui consigli pratici. Posso essere brutale? Non gliene frega niente a nessuno o comunque a pochissimi. Articoli del genere sono scansati come se fossero uccelli del malaugurio o al più come contenessero cose che “È così, cosa ci vuoi fare”. Sono sempre ottimista ma su questo argomento non lo sono molto, ahimè.

Per il resto continuiamo a scriverne, se non altro resterà agli atti che abbiamo fatto la nostra parte.

Grazie, è sempre molto interessante quello che scrivi.

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Ciao Martino! Onorato dalle tue parole, ti ringrazio di cuore.

La tua testimonianza, che arriva da un punto di vista sicuramente molto diverso dal mio, è proprio per questo preziosa e ti ringrazio per il tuo commento che arricchisce quello che ho scritto.

È veramente scoraggiante quello che mi dici sulla ricezione di contributi volti a sensibilizzare la community a una maggior cura dell’ambiente: è un peccato dover constatare una certa miopia anche all’interno di una community di cui si fa (e ci si sente) parte. Mi verrebbe da rimarcare il fatto di vivere con ottimismo il senso di quello che facciamo, al di la dei giudizi che ne derivano. Non sarà un lavoro facile, né sarà un lavoro breve.

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Ciao Martino, come "lo sento" questa cosa che gli articoli, i cicli di articoli di sensibilizzazione, sono oscurati dal "si è sempre fatto così". Dannazione se è vero.

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È una cosa con cui c'ho fatto pace, anche se continuo a chiedermi come fare breccia. Non ho risposte e non mi so spiegare il fenomeno, se non con il fatto che non siano argomenti sentiti o che vengono catalogati alla voce "Cose vere ma noiosissime e irrisolvibili" e derubricati così. Grazie Davide!

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mar 3Messo Mi piace da Lorenzo Bandini

Mi inquieta sempre vedere alle gare quei cumuli di vestiti abbandonati alla partenza, mantelline di plastica e montagne di bottigliette e bicchieri ovunque. Mi domando anche io cosa si possa fare, a livello di attenzione organizzativa ma pure individuale. Nel mio cerco di fare quanto posso, che corrisponde essenzialmente al fare meno o non fare affatto: vivo di rendita con l'abbigliamento/attrezzature che ho già, mica corro per sfilare; cambio solo le scarpe quando devo, per preservare le ginocchia, e le vecchie scarpe da corsa passano tutte a uso civile finché possibile, oppure le dono se sono ancora in buono stato per camminare; la spazzatura che produco (gel&co.) me la riporto a casa in tasca per il riciclo; corro vicino a casa, per evitare di spostarmi in auto pure per andare a correre. Non so se sia abbastanza, forse non lo è mai. Ma interrogarsi è già un passo.

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Ciao Sara, hai colto alcuni punti centrali!

Ad esempio, quello sul fare meno, cercare di essere senza tracce sicuramente nel nostro passaggio quotidiano in natura, o per strada; e poi, più in grande, allungando al massimo la durabilità dei nostri oggetti per la corsa.

Non raggiungeremo mai la perfezione, ma già il fatto di mettere in dubbio i nostri comportamenti è un punto di inizio.

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mar 4Messo Mi piace da Lorenzo Bandini

Parlarne, parlarne e parlarne.

Questo è veramente l’unico modo per muovere le coscienze.

C’è molto da fare, lo vedo nel mio piccolo. Conoscenti che si riempiono gli armadi dell’ultimo modello di scarpe, abbigliamento che costa poco e dura pochissimo, carte nei boschi e scelte quotidiane poco attente al mondo che ci circonda.

La nota positiva è che se ne parla, se ne parla sempre di più, soprattutto nelle nuove generazioni.

KEEP GOING! 🌍

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Forza Tommaso!

Se non la nostra generazione chi?

Per quanto possa essere minimale lavoriamo pian piano per donare a tante persone una nuova consapevolezza

Cambiamo una persona alla volta!

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mar 17Messo Mi piace da Lorenzo Bandini

In ritardissimo: stavo leggendo questo pezzo in una panaderia argentina, e poi "le cose".

Mi è piaciuto molto, è un problema che sento anche nel trekking (anche se un po' meno: i materiali durano un po' di più); ma mentre leggevo, non potevo non pensare agli amici che fanno le gare di corsa della domenica e ogni volta, per 52 volte l'anno, ricevono magliette di bassa qualità, stampate, che poi finiscono in scatoloni e armadi.

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Ciao Davide, è un piacere leggerti e ti ringrazio per aver recuperato questa puntata a cui tengo molto.

Mi pare, come tu sottolinei, che i trekkers - e i loro parenti più prossimi in ambito running, i trail runner - siano sportivi generalmente più maturi su questo tema, non so quanto consapevolmente ma è già un punto di partenza.

Riguardo alle magliette e ai pacchi gara in generale, è un punto di grande interesse. Vedo che ci sono tentativi da parte di tante organizzazioni di creare pacchi gara più "riutilizzabili": per esempio, ci sono gare che invece della classica sacca utilizzano borse di tela molto belle che utilizzo quotidianamente (cosa che non si può dire delle magliette). La credibilità del running come sport outdoor passerà inevitabilmente anche da come temi delicati vengono affrontati.

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Un piacere iniziare a leggere la tua NL. Io per carità, sono un caso estremo dell'attrezzatura - se potessi tornare a fare trekking in jeans, lo farei, per durabilità del materiale :).

Mi raccontava un negoziante di Aosta la sua disperazione al confronto tra scarponi (durevoli, solidi), e scarpe da trail: ne ha prese in mano alcune e ha detto qualcosa tipo "mi tocca vendere anche questa roba qui, che dopo 3 mesi è da buttare".

Che peccato...

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mar 3Messo Mi piace da Lorenzo Bandini

Io non corro ma faccio camminate. Una delle cose che faccio sempre quando sono sui sentieri è raccogliere l’immondizia che trovo per terra… aiuto anche a tenere pulito da rami e sassi il sentiero, pensando a chi passerà dopo di me. Spesso mi guardano come se fossi scemo ma a me non importa perché mi fa stare bene. E so che ho fatto la mia parte… dell’abbigliamento non parlo neanche perché praticamente non compro nulla che abbia già da anni e le scarpe le cambio quando non sono più riparabili e sono sformate. E quando le cambio o quando compro qualcosa che mi serve vado al sodo e spendo meno possibile perché so che non sono un campione olimpico ma un semplice amatore e trovo insultante per il tempo che ho investito a guadagnarli spendere 200€ per un paio di scarpe o 50€ per una maglietta.

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Ciao Andrea, grazie per il tuo commento. È prezioso quello che fai, si sottovaluta il potere (anche sociale) del camminare in natura e ripulire per come possibile dalle tracce lasciate dai maleducati.

Sullo spendere poco ti faccio un appunto: nel senso che non vedo il prezzo come un elemento necessariamente negativo. Mi spiego. Spendere di più su un prodotto più qualitativo, magari di un brand non super mainstream, permette di acquistare qualcosa di più durevole, prodotto con materiali migliori, che lasciano meno plastiche al lavaggio, ecc. Comunque capisco il tuo punto di vista, e sposo lo spirito con cui hai posto il tema!

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mar 3Messo Mi piace da Lorenzo Bandini

Mi è piaciuta moltissimo questa newsletter.

Adizero è un progetto di Adidas che usa plastica riciclata per i suoi capi da running e altri sport. Perché si il problema degli indumenti non è solo il costo, ma anche il rilascio di microplastiche quando li laviamo.

Insomma magari tutti avessero questa tua consapevolezza. Alla pari del consumo di carne rossa (gli allevamenti intensivi sono la prima grande causa di inquinamento) basta diminuire il nostro impatto.

Eppure correre mi piace proprio perché mi riporta a contatto con la natura, la mia e quella intorno.

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Ciao Marco, grazie per le tue belle parole: sono contento che questa puntata ti sia piaciuta.

I brand che mettono in campo iniziative meritevoli di attenzione sono tanti, ho scelto volontariamente di non citarne nessuno per non doverli citare tutto.

Hai toccato una serie di punti importanti nel tuo commento: le cose che si potrebbero fare sono tante e nessuna di esse è difficile, di per sé.

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Poi, per me, il prodotto dev’essere parametrato alle tue performance. Se sono in amatore e non esco in condizioni estreme un buon paio di scarpe da trekking normali e non super impermeabili bastano e avanzano e se una volta mi becco il diluvio ed avrò i piedi fradici… amen! 😉

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Grazie Lorenzo, io mi riferivo proprio all’acquistare prodotti buoni ma non di moda e quindi per questo assai più economici

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